giovedì 20 ottobre 2011

Urologia moderna: intervista ad Alberto Pansadoro

Alberto-Pansadoro

di F. P.
Il Dott. Alberto Pansadoro, chirurgo urologo, Socio della Fondazione “Vincenzo Pansadoro” e Dirigente di I livello presso il Dipartimento di Chirurgia Robotica e Mini-invasiva dell’Ospedale S. Maria di Terni, illustra all’Ottimista le ultime tecniche applicate per la cura e la ricerca oncologica.
Dottore, ultimamente si parla molto di chirurgia laparoscopica e robotica in campo urologico, ci spieghi meglio.
“La laparoscopia è una tecnica che consente di effettuare un intervento tramite quattro-cinque piccoli fori praticati sull’addome del paziente. Attraverso questi si introducono un’ottica collegata ad una telecamera e gli altri strumenti necessari. Il chirurgo opera pertanto ad alto ingrandimento guardando in un monitor. Questo tipo di accesso consente di riprodurre gli stessi risultati oncologici e funzionali della chirurgia a cielo aperto, offrendo inoltre al paziente i vantaggi della mini-invasività: una breve degenza, un post-operatorio indolore ed una convalescenza agevole con un rapido ritorno alla vita quotidiana. La chirurgia robotica è un’ulteriore evoluzione della laparoscopia. Il chirurgo opera guardando immagini tridimensionali su un visore. I suoi movimenti sono mediati da un robot posto sul paziente che riproduce i gesti fedelmente ed in maniera molto più accurata. Questi sono stati grossi passi in avanti nella chirurgia urologica che hanno consentito al chirurgo di eseguire interventi migliori e più precisi con grandi benefici pure per il paziente”.
Quali sono gli strumenti più efficaci nella diagnosi delle neoplasie urologiche?
“Negli ultimi anni la diagnostica è andata migliorandosi sempre di più. Al momento l’integrazione di diversi esami diagnostici ci consente il più delle volte di eseguire una diagnosi differenziale: di distinguere cioè tra una malattia benigna ed una maligna. Per il rene abbiamo l’ecografia e la TC con mezzo di contrasto. Per la vescica: l’ecografia, la citologia urinaria la uretrocistoscopia e la TC con mezzo di contrasto. Per la prostata: l’esplorazione rettale, il dosaggio del PSA nel sangue, l’ecografia trans-rettale e la RM con bobina endorettale. Negli ultimi anni per la prostata è stato messo a punto un marcatore genetico la PCA3. Essa consente il più delle volte di distinguere tra patologia prostatica benigna e maligna”.
Si parla molto di prevenzione, cosa consiglia ?
“Non vi sono farmaci specifici per prevenire le patologie urologiche. In linea di massima un sano regime di vita associato ad una dieta equilibrata sono le indicazioni generiche. Assolutamente da sconsigliare è il fumo, poiché rappresenta uno dei fattori di rischio maggiori per le patologie maligne del rene e della vescica. In aggiunta una visita urologica annuale che comprende un’anamnesi accurata, un esame obiettivo, l’esplorazione rettale, il dosaggio del PSA ematico e possibili ulteriori esami che lo specialista ritiene opportuno richiedere”.

http://www.lottimista.com/2011/10/19/urologia-moderna-intervista-ad-alberto-pansadoro/

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