La basilica, che sorge a Roma al confine tra i colli Viminale ed Esquilino, fu dedicata a Santa Pudenziana, donna venerabile appartenente alla famiglia degli Acilii Glabriones, sorella di Santa Prassede e figlia del senatore Pudente. Gli scavi effettuati sotto la basilica, ci aiutano a risalire a due antiche costruzioni, una del II secolo a.C. (età repubblicana) e l’altra risalente all’età imperiale. Gli storici dell’arte avanzano anche l’ipotesi che al posto dell’attuale chiesa fosse stato edificato un centro termale che, durante il pontificato di papa Silicio (ultimo quarto del IV secolo d.C.), sarebbe stato trasformato in basilica con portico.
La chiesa ebbe negli anni numerosi restauri, tra cui quello eseguito da Francesco Capriani detto il Volterra (1555-1559), mentre nel 1870, per volontà del cardinale Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, fu sistemata la facciata, creando l’accesso alla chiesa sulla via urbana. Il luogo sacro, in origine, era a tre navate; fu poi trasformato dal Volterra in un’unica navata. Il mosaico absidale, di età tardo imperiale, è l’opera romana musiva più antica fra tutte quelle sopravvissute, nonostante sia stato in parte asportato, sul lato destro, durante il restauro del 1588. Nella raffigurazione troviamo il Cristo in trono, circondato da dieci apostoli, Santa Prassede e Santa Pudenziana. Sullo sfondo la città di Gerusalemme.
Il Cristo è l’unico con l’aureola, è vestito d’oro, seduto su un trono con gemme incastonate e tiene in mano un codice recante la scritta Dominus Conservator Ecclesiae Pudentianae. Dietro di lui i quattro simboli degli evangelisti, rappresentati dal leone (San Marco), dal vitello (San Luca), dall’aquila (San Giovanni) e dall’uomo (San Matteo).
Oltre a questo mosaico, è da citare la cappella Caetani, edificata dal Volterra per volere del cardinale Enrico Caetani nel 1588, ma terminata dal Maderno. In essa sono conservati i monumenti funerari di due dei Caetani, Enrico e Filippo. Sono presenti anche qui dei mosaici disegnati da Federico Zuccari che ci mostrano Santa Prassede e Santa Pudenziana nell’atto di raccogliere il sangue dei martiri. La cupola fu invece affrescata dal Pomarancio, con figure di angeli e santi, dinnanzi a Cristo. L’oratorio della basilica riporta ancora opere musive risalenti alla fine dell’anno Mille, con scene sacre ed episodi della vita di Santa Pudenziana. La basilica, a causa dell’elevata presenza a Roma di emigrati dalle Filippine, è divenuta la chiesa nazionale di questo Paese asiatico. Nel 1991 il beato Giovanni Paolo II eresse la cappellania cattolica filippina nel luogo sacro, facendolo quindi divenire il maggior centro religioso di questa comunità.
http://www.lottimista.com/2011/05/11/santa-pudenziana-un-gioiello-nel-rione-monti/
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